L’incredibile leggerezza del porno

baffogay

Il porno siamo noi. Registi, sceneggiatori, produttori dei film e dei filmati che possiamo visionare, ad esempio su baffogay.com, non fanno altro che proporre al loro pubblico cosa questo desidera.

Forse c’è una leggera anticipazione in termini temporali di situazioni sempre più audaci e provocatorie, rispetto a quanto il fruitore medio di porno si aspetterebbe di vedere e soprattutto a quanto riuscirebbe a fantasticare non essendo un addetto ai lavori. Anticipazioni, del resto, dovute sicuramente a esigenze di mercato, alla necessità di offrire contenuti sempre inediti per riuscire a fare fronte alla concorrenza spietata del settore.

Tuttavia, qualunque scena, anche la più audace, la più provocatoria o anche semplicemente mai vista prima e curiosa, se ci procura eccitazione, se ci conduce a un’erezione o a una lubrificazione vaginale, significa che ha toccato qualcosa che è in noi e che era pronto per essere stimolato, che siamo recettivi per quella particolare situazione, e che tutto sommato, in una maniera o nell’altra, assumendo un ruolo o l’altro di quelli che vi vengono rappresentati, noi potremmo benissimo riprodurre nella nostra intimità di coppia la stessa cosa.

Immaginiamo una linea, una soglia, come un’asta del salto in alto. Noi siamo gli atleti e gli spettatori del porno, accanto a noi il direttore di gara e regista del porno. Insieme a lui, dopo ogni salto solleviamo di poco l’asticella e proviamo a saltare la nuova situazione sessuale che lui ci propone attraverso il proprio obiettivo.

Superiamo l’ostacolo? La scena ci eccita? Sì. Bene. Quella situazione potrebbe essere nostra, potremmo godere nel replicarla in casa nostra. Non superiamo l’ostacolo? Il contesto non ci eccita più, le nostre mucose non si lubrificano per nulla? Allora c’è qualcosa che non fa più per noi, e forse nemmeno per la stragrande maggioranza degli spettatori. Forse qui rientrano questioni di ordine morale, o ancora meglio di  natura etica. Dove proviamo altri sentimenti diversi dall’eccitazione sessuale, non è più territorio del porno, ma si rientra in un’altra sfera di contenuti.

Il porno diventa è allora lo specchio delle nostre pulsioni sessuali, è il punto di arrivo in continua evoluzione asintotica, dove noi vorremmo arrivare, senza mai riuscire a raggiungerlo, perché è sempre un pelino più avanti rispetto a noi. Il porno è partito prima di noi, la nostra sessualità ha iniziato la propria corsa prima di ogni altro, procurandosi un vantaggio che noi non riusciremmo mai a colmare, nemmeno dopo milioni di eiaculazioni e di orgasmi.

Ed è proprio questa leggerezza, questa percezione di qualcosa di nostro, che non ci stupiamo né di apprezzare né di voler replicare, che fa del porno un’espressione umana di confine, al di là del bene e del male, talvolta difficile da ammettere, quasi impossibile da confessare, ma che scava nelle mucose più lontane dell’uomo e della donna.

Ogni nostra espressione sessuale potrebbe essere porno, anche quella più coniugale e intima. Ciò che la rende tale è esclusivamente la presenza anonima di uno spettatore. Tutto il resto è leggerezza.