Federico mi da un passaggio

federico mi da un passaggio

Pioveva a dirotto, ed io quella sera ero anche particolarmente stanca. Corsi come una lepre per non perdere il tram che mi avrebbe portata alla stazione: la facoltà che frequentavo, infatti, era particolarmente distante dal mio paese di provenienza ed ero solita prendere il treno.

Giunta in stazione, corsi ancora una volta con tutto il fiato che avevo, ma non bastò: ero riuscita a perdere il treno per un pelo, e adesso mi sarebbe toccato attendere altre due ore. Arrabbiata, mi sedetti su una panchina della stazione, quando sentii il telefono squillare: era Federico, il mio collega di università, che mi aveva vista correre verso la stazione e mi stava aspettando fuori per darmi un passaggio fino a casa.

Accettai rincuorata: quella sera proprio non me la sentivo di attendere ancora due ore a sorbirmi altro freddo. In macchina discutemmo degli esami, dei docenti più temuti, e scherzammo anche in merito all’abbigliamento di alcune nostre colleghe. Certo, però, non potei fare a meno di chiedermi come mai Federico mi avesse proposto di accompagnarmi: anche se abitava a pochi km da casa mia, era comunque un gesto gentile.

Fu mentre pensavo a queste cose che mi stupì: ad un tratto, infatti, mi chiese se mi andava qualcosa da bere, di caldo, ovviamente. Una cioccolata calda a casa sua: non mi sembrò così strana la richiesta, dopotutto Federico era un bravo ragazzo, educato e per bene.

Accettai, anche se da questo invito avevo intuito che si celasse qualcosa di più: un uomo non ti invita mai a caso. Arrivata a casa sua, iniziai a guardare attentamente il suo arredamento, notando che effettivamente si trattava di un arredo semplice, ma d’effetto. Poi, l’occhio andò verso il suo computer, acceso. Una pagina preferita: piuincontri.com. Sorrisi, dopotutto parecchi uomini hanno il gusto della donna un po’ più grande.

Ma non potei resistere alla domanda: “E se una della tua età ti facesse le avances, che faresti?”, indicando il suo computer.
Federico capì subito a cosa mi riferivo, ed arrossì. Ma poi prontamente rispose: “Se fosse bella come te, non sarei così cretino…”

Mi aveva appena fatto capire che gli piacevo. Ora toccava solo a me. Presi il toro per le corna, mi avvicinai a lui, ed iniziai a sfiorare il suo collo con le labbra. Federico mi prese la mano, la portò verso la patta dei suoi pantaloni, facendomi sentire la sua asta già scatenata, e mi invitò a liberarlo dalla trappola degli slip: il suo pene eretto e pronto a possedermi svettò entusiasta, mentre la mia vagina iniziò a produrre umori, segno della mia eccitazione.

Feci sentire a Federico quanto fossi bagnata, semplicemente facendomi accarezzare dagli slip, intrisi ormai dei miei umori: un invito a nozze, per il mio collega, che infilò il suo dito tra gli slip e mi fece un ditalino, mentre io masturbavo il suo pene in tiro.

Quando vidi che non ne poteva più, mi inginocchiai ai suoi piedi, presi il suo pene tra le labbra, e succhiai con avidità quel frutto un po’ salato, ma molto buono. Sentivo la sua asta pulsare, pronta ad esplodere e a riempirmi la bocca di caldo sperma: con un urlo vigoroso e liberatorio, Federico venne, schizzandomi il viso.

Poi, senza farmi nemmeno ripulire, mi fece sedere sul divano con le gambe aperte, ed iniziò a leccare il mio clitoride, succhiandolo di tanto in tanto. Sentii la mia eccitazione crescere profondamente, gemevo ed ansimavo stringendo il cuscino per non dover urlare: il lavoro di bocca di Fede era davvero pazzesco.

Continuò a leccare ogni centimetro della mia vagina, fino a quando non sentì che ero pronta per godere: si alzò velocemente, mi penetrò e iniziò a muoversi su e giù, dentro e fuori, mentre le sue mani mi stringevano i seni e la sua bocca cercava la mia. Fu un orgasmo liberatorio, e simultaneo: la sua calda crema scivolò dalla mia passera insieme ai miei umori, lasciandoci stanchi ma appagati.